sulla menzogna in amore

domenica, 23 luglio 2006

Lac d'Indifference: in pieno lago.

Era esattamente ciò che temevo. Ci sono dentro fino al collo. Era meglio patire. Patire per sentirsi (come ha detto così bene la mia psichiatra, Mme S.B.).


scritto da: charlesbovary alle ore 14:48 | link | commenti
categorie: indifferenza, sentirsi, sb , patimento
mercoledì, 19 luglio 2006

Ascolto:

A mezzanotte Napule me pare rint all’oscurità na fata nera”: quante volte sono stato a Napoli con Julien. Quanto ho ri-amato Napoli guardandola attraverso i suoi occhi. Vorrei essere sbronzo per dar viva voce a tutta la sofferenza che ri-sento ADESSO: penso a lui col cuore trafitto dalle sette spade: ad ogni spada potrei dare un nome: Ph., lontananza, ricordo, perdita, silenzio, rabbia, abbandono, ecc… essere stato dimenticato abbandonato come una povera cosa lasciata in un angolo a prender polvere…. Come un cazzo a brodo, direi con simpatica espressione napoletana, oscena e divertente, che prendo a prestito alla mia amica M.L. Il brodo della tristezza … ? Non è acedia la mia, non sono un malinconico che si atteggia in una posa aristocraticamente compiaciuta. Sono un disperato a cui è stato strappato un bene immeritatamente ingiustamente crudelmente. Scandalo unico. Sensazione che nessun dolore sia paragonabile a questo… Come se non avessi fatto il benché minimo progresso …

Riprendo da questo punto appena prendo respiro… solo un’aggiunta: faccio incubi atroci: sono il solo a sognare i Sentimenti ?

Charlesbovary dinanzi alla voragine di una fossa vuota.


scritto da: charlesbovary alle ore 08:31 | link | commenti
categorie: incubi, napoli, scandalo, acedia, sette spade
mercoledì, 12 luglio 2006

Poco, pochissimo tempo. Non che non mi interessi più il 'travaso' ...

anzi ... ma come si fa a vivere soffrire sentire patire riprendersi scrivere riflettere scrivere riflettere scrivere vivere patire soffrire sentire sentirsi cercare di gioire anche (della vita nella sua semplicità): tutto allo stesso tempo ?

I miei 'amici' di penna forse non mi leggono più. Vorrei essere pieno di energie anche per il blog. Delirio di onnipotenza che si traduce in ammissione di impotenza...

 


scritto da: charlesbovary alle ore 08:40 | link | commenti (3)
categorie: potenza, impotenza, simultaneità, voler scrivere

Alla mia analista

Alla mia analista, la D.ssa G. (stessa iniziale del mio nome e dei miei due cognomi, me ne accorgo solo ora), avrei tante tantissime innumerevoli cose da dire. Per ‘contenere’ il vulcan, le volcan que je suis, ho cominciato a presentarmi da lei con dei fogliettini.

Su questi fogliettini da Sibilla non sibillina schizzo degli schemini semplici, con delle freccette che collegano le parole chiave: i problemi da sviscerare sono tre: il mio setting (per meglio dire il settino della ‘nostra’ analisi);

 

il mio rapporto con l’Altro, che è Julien: il pensiero di lui si fa vivo e dolorante non appena le mie difese si abbassano. Julien è diventato un sintomo.

Nei giorni in cui il mio umore  buono … non è che non mi capiti di pensare a lui, ma è solo nei giorni in cui ‘je vais mal’ (citazione da Proust, Lettere alla madre) che mi rendo conto che mi manca ancora e che nei giorni precedenti ho ‘pensato’ poco a lui. Ieri la mia ‘eteropatia’ si è espressa in altra forma, in modo prevedibile-imprevedibile: con Michele, il ragazzo con cui sono stato per quasi dieci anni: tutta la mia giovinezza… non credo di aver proiettato su di lui una fragilità che è venuta fuori nel periodo post-traumatico post-Julien; penso che siano emersi dei ‘guai’ che mi riportano indietro alla fase più critica della mia relazione con lui (lui Michele): diciamo una situazione particolarmente ricca di implicazioni profonde e dolorose per me (dolorose in modo ‘speciale’); una situazione, una configurazione di ‘lite’ o discussione o conflitto comunicativo emotivo ecc. che ha dei punti di contatto con la non lunghissima, penosa, estenuante fase della mia separazione da Julien, punteggiata da liti discussioni esplosioni di conflitti impensabili, aggiustamenti, rappattumamenti superficiali, riconciliazioni apparentemente profonde, rinfacci, ricatti, compromessi ecc. (terrore della ripetizione).

 

La necessità di raccontare i sogni e di analizzarli.

 

Lo schema è il seguente, e per non dimenticarmene penso a una doppia vignetta che ho trovato in un libretto umoristico (cercherò prossimamente di metterla on-line): vis à vis o lettino ? Lei vorrebbe farmi passare sul lettino. Io faccio resistenza perché sento che il “face à face” me convient.

Nel vis à vis posso “parlare di Julien”, o di Michele, degli altri, del mio rapporto con gli altri, del mio rapporto con l’Altro (?). Sul lettino ho come la sensazione di non poterlo fare liberamente. Lei (la G.) confuterà sicuramente questa razionalizzazione della mia resistenza. Contro-confutazione: se io sono un eteropatico, devo essere messo nella condizione di poter parlare degli ‘Altri’ per addomesticarli. E secondo me la posizione migliore per fare questo è la poltrona. Je me trompe peute^tre … ça se discute …

 

I sogni: effettivamente quei sogni sarebbero da analizzare sul lettino, perché i due frammenti onirici che vorrei commentare con lei ineriscono essenzialmente a: la Morte; la Madre; quindi parlano di me molto più che del mio rapporto à autrui, delle mie relazioni, della mia Relazione con l’Altro…

 

Poco, pochissimo tempo per portare avanti il blog …


scritto da: charlesbovary alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: gli altri, ripetizione, analista, lettino

un journal di ricerca epistemo-sentimentale

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