questo appello è rivolto in particolare a:
Peppe, Fabrice, Andrea V., Lapo, Tommaso G., Daniele M., Marco S., Federica, Guillaume, Andrea I., Shane, Anna M, M. Laura, Simona C., Brunella, Antoine, Barbara, Andrea G., Benoi^t, Antonio, Matteo C., Duccio, Enrico, Margherita, Edouard, Vincenzo, Bartolomeo, Giulio, Paolino, Toni, Julie, Simona, Serena, John, Javier, Riccardo, Nicola, Paolo Z., Marco Se., Gherardo, Lorenzo, Stefano, Elena, Ilaria, Alice, Giuliano, Gerry, Renaud, Angelo, Gabriele, Massimo, Frank, Mirko, Anne Cécile, Francesca, Ernesto, Eric, Eleonora, Barbara C., Massimo S., Michele.
Mi riferisco a quello contenuto nel post precedente. A molti di voi ho già parlato della cosa, quelli che vogliono saperne di piu' mi contattino...
Qui o via mail, o via sms ... g
Ancora sul Falso Profeta, il cui nome non può essere fatto.
Ho deciso di unire due progetti: quello ampio del decameroncino, tutto da illustrare, ancora (ma nella mia testa già abbastanza strutturato) e quello della novella su questo personaggio incubico, il cui impronunciabile nome comincia per R.
Una sezione del Decameroncino potrebbe essere una 'giornata' consacrata allo 'svisceramento' di questa storia, della matière che fa da base alla novella che ho in testa. Una sottoarticolazione: un trittico per esempio, che potrebbe comprendere tre diverse versioni della stessa matière: non della stessa storia, si badi (mammamia che linguaggio da critico dell'Ottocento che mi vien fuori). Tre novelline diverse scritte da tre autori diversi a partire dallo stesso punto, dagli stessi elementi, dallo stesso racconto orale.
E qui interviene la dimensione mixte di tutta la faccenda: la dimensione osmotica, sì: eh sì, perché vorrei che uno dei miei amici cineasti filmassero delle séances di conversazione, da cui poi trarre brandelli per scrivere la cornice, almeno all'altezza di alcuni snodi, per esempio 'intorno' al trittico sul Falso Profeta: per meglio dire: la funzione di una prise de son, oppure di un intervento anche massiccio della camera a registrare i conversari dovrebbe servire a nutrire i dialoghi della cornice e al tempo stesso come serbatoio di spunti ed embrioni narrativi che poi andrebbero sviluppati in direzioni diverse: io dovrei raccontarla alla mia maniera, X alla sua, Y alla sua e così via... non è narcisismo, è solo che penso che valga la pena di trasformare questo incubo in una storia polifonica. Sì, insomma, credo che valga la pena di scrivere e raccontare e ri-raccontare questa storia, quello che ho dovuto subire patire vivere vedere quest'estate.
Come direbbe Bataille, c'è una necessità che si impone, un "moment de rage" che detta (ditta dentro) il racconto.
Incrociamo le dita.
Prendete questo come un primo appello.
Per il resto il Decameroncino quadri-partisan è ancora tutto da pensare; vorrei che fosse il piu' accogliente possibile. Ma che al tempo stesso conservasse alcune delle belle contraintes che il Boccaccio si era dato. Le illustro in un altro post, adesso sono stanco.
Elemento essenziale: 4 parti, una gay, una lesbica, una etero al femminile, una etero al maschile, con possibilità di osmosi ... le altre regole potreste aiutarmi VOI ad elaborarle... :)) vostro giuseppe
Ricapitolazione:
comincio dalla fine a raccontare quello che ho patito nella speranza che possa servire a qualcosa. Sono stato vittima di un progetto criminale di dominazione psichica. Da parte di un falso amico. Un personaggio metà uomo e metà mostro che ha fatto di tutto per soggiogarmi.
Titolo di questa tragica storia: Il servo stupido di Ganimede e il falso profeta. Il servo stupido di Ganimede sono io. Il falso profeta è quel seduttore da due soldi, (ex-) amico di Ganimede, peraltro omofobo, che ha cercato di prendersi la mia anima.
Questo è un buon inizio. Continua così, giuseppe, sei sulla buona strada (scusate, ma avevo proprio bisogno di un'auto-iniezione di fiducia).
IPSE DIXIT:
MIO PADRE:
"Giuseppe è uno che dove lo pungi sanguina".
COMMENTO:
Forse questa battuta del babbo si commenta da sola. In ogni caso rimando ad altro momento la chiosa. Mi importa molto.
Adesso proprio non me la sento. Sono paralizzato dalla paura che una crisi di panico possa impossessarsi di me da un momento all'altro. Anche il linguaggio è défaillant, infatti ... E così dicendo così facendo lascio che il mio vissuto più doloroso (Ecriture du Présent, stricto sensu: Roland mi regalerebbe un sorriso di condiscendenza, se fosse vivo ... ma vive dentro di me, in qualche modo) ... lascio che il mio vissuto più doloroso 'stinga' sulla pagina, su questa pagina, che invece doveva essere asettica, in quanto registrazione di un dictum memorabile ... :((
IPSE DIXIT
MIO PADRE, IERI, A CENA:
CCHIU SCURU CHE RA MINZA NOTTE NUN C'E' NENTA:
(è calabrese: non c'è alcunché di più scuro della mezzanotte)
COMMENTO:
è come dire: più in basso di così non si può andare, e quindi consolati, perché a partire da questo momento non puoi far altro che risalire. Oppure: "siccome hai toccato il fondo, il punto più basso, adesso non puoi che cominciare a sentirti sollevato, perché puoi solo andare a star meglio, risalire la china". Lapalissiano, forse, ma così netto, così rassicurante. Un proverbio che mette in gioco l'eterno duello dialettico fra ottimismo e pessimismo. E che forse rovescia e 'strania' alcuni slogan dello stoicismo storico. O invece somiglia a "Non abbatterti nella malasorte perché non può durare in eterno, e le fa seguito necessariamente un momento fausto". Non so se siano perfettamente sovrapponibili. Stamattina non mi sento lucido per niente ... Anzi, se vado avanti così finisce che mi metto a scrivere cose del tipo: "A tutto c'è rimedio, tranne che alla morte", proverbio diffusissimo, un po' ... come dire ... plat ... Ma era quello preferito della mia nonna PROUSTIANA (e ovviamente è transitato IN mia madre ...).
:))
IPSE DIXIT:
L'ASSISTENTE DEL MIO DENTISTA:
Voi [Ndr: voi omosessuali, sia gay che lesbiche] "spruzzate" [sic] amore da tutti i pori ...
COMMENTO:
lapsus, o svarione geniale, mi commuove fino alle lacrime. Ma fa ridere, anche. Sì, mi sembra comico perché mi fa pensare ad una ejaculazione generalizzata, che interessa l'intera superficie dell'epidermide ...
E ancora:
Vorrei aprire tante sezioni nuove...
Ma almeno una di "Recensioni con ricaduta autobiografica" ...
Non facile. Non si può improvvisare.
Un'altra invece la apro in questo preciso momento: IPSE DIXIT
Mode d'emploi: nella lista delle parole chiave tutti i cartigli di questa sezione (IPSE DIXIT) cominceranno con la sigla DIXIT, seguita da trattino ... anzi: meglio come segue: IPSE DIXIT - ...
e dopo il trattino il nome del dicitore, oppure una parola chiave che richiami il contenuto del detto memorabile udito e registrato dal mio orecchio folle empatico eteropatico ipermnesico vorace ...
L'angue langue ...
tra l'erbe ascoso.
Sono io il serpente, e mi autoavvelenavo. Poi me ne sono accorto, mi sono reso conto del pericolo, e sto cercando di smettere.
Il serpente che si morde la coda, UROBOROS.
In Catullo un personaggio che 'vorat' se stesso ... come il D'Annunzio del cliché (quello delle costole che si fece togliere da un amico chirurgo per darsi a piaceri autoerotici particolarmente tortuosi ... tanto per intenderci).
Da adesso questo blog sfilacciato, sempre mesto e debole, fragilissimo, cagionevole di salute, comincia a somigliare ad una specie di quaderno per la mia analista...
Forse sarebbe meglio che io tenessi un vero journal "per l'analista".
Sì: nuovo progetto: tenere un journal, con disegni e collages, anche, la mia Carte du Tendre. Ogni tanto estrarne qualcosa per travasarla qui. E anche viceversa. Ogni tanto estrarre qualcosa dal blog e appiccicarla nel Quaderno. Un quadernone all'antica, da scolaretto ...
La mia fotocopiatrice - stampante tuttofare mi darà una grossa mano. Osmosi che mi soddisfa...
Ma non comincio adesso. Procrastino ...
un journal di ricerca epistemo-sentimentale