Due righe al volo:
- Vorrei salvare alcune sezioni: cioé: rilanciarle: quelle indicizzabili con facilità nella colonna di sinistra.
- Vorrei fare un omaggio a Busenello. E scrivere delle canzonette sulla falsariga del libretto dell'Incoronazione di Poppea.
- Vorrei tener presente Puig, Boquitas pintadas (in italiano Una frase un rigo appena) per costruire il mio 'romanzo'
Elogio del MIO blog, ovvero della Confusione
Solo un abbozzo.
Sono di nuovo abbattuto abbattutissimo. Mi manca il Tempo. Ma una traccia va lasciata, oggi: un filo di bava d'argento. Per dire a chi scrive, a chi posta questi bigliettini (uno che mi somiglia) che non deve sentirsi stupido, se tiene un 'finto diario' così sfilacciato. Perché è preferibile a certi blog che scorrono lisci, che funzionano come orologi perfettamente oliati, con tutte le loro brave sezioni e rubriche. Ogni riferimento al mio Nemico è del tutto deliberato.
Io sono lutulento, confusionario. In questa disarticolazione c'è tutta la mia disperazione, che è tornata a farsi sentire. La mia psiche ha deciso, per questa fin d'année, di rimettersi addosso questa stola. Non sono fuori di me ma la tristezza mi invade. E faccio mille preghierine per l'anno che verrà. Voti ridicoli.
Getto un fascio di spunti per i prossimi post:
- Elogio del paganesimo, nella persona di Sh.B.
- Elogio dell'etica di Shortbus: non mi importa di avere una sezione 'Recensioni': ormai il mio blog non funziona così, non posso trasformarlo in quel che non è e che non può essere. Un giorno forse avrò un sito, una pagina personale con tutte le mie cosine in bell'ordine. E' solo un punto di fuga. Non voglio fare l'elogio del disordine. Sono due piani diversi. E' come a casa mia... vi regna il disordine, ma non me ne compiaccio. E però è così, e sarà così per parecchio tempo. Lo stesso vale per Shortbus: vorrei recensirlo e certo lo farò. Poi metterò la recensione qui e non nel sito perfettamente organizzato che forse non vedrà mai la luce. Ma in quel film non vorrei 'laudare' il nuovo disordine amoroso, ma altri elementi, piccole gioie che lo punteggiano...
Ho la testa vuota, il tempo incalza...
Certo è che devo ri-raccontare la mia storia larmoyante, questa volta dalla fine. Questo è importante: potrei scegliermi un destinatario: potresti essere tu, Val, ma non voglio appesantire i tuoi occhi e le tue orecchie. Non posso proprio e non devo. Mi vieto di farlo. A chi la racconterò, dunque ? A me stesso ?
Sì, me ne sto qui, a NON riscaldare le mie mani, alla luce fredda dello schermo che NON è un focolare, a contar favole con la gatta, come si diceva nel Cinquecento.
Partirei da un sms rimasto senza risposta: un sms di auguri. Gesto stupido mio: mandato a Mr Hyde. Non avrei mai dovuto ...
(continua)
Mia madre ha preso una sbandata per Kavafis, che non mi ha mai molto incuriosito. Ha trascritto e incorniciato una poesia, che è quella che allego qui sotto in più versioni. Solo l'altro ieri ho scoperto che il destinatario sono io... Forse ha ragione lei. Devo pensarci ...
UNA POESIA DI COSTANTINO KAVAFIS TRADOTTA DA NICOLA
CROCETTI, MARGHERITA DALMATI E NELO RISI, FILIPPO MARIA PONTANI
* Piu' che puoi (traduzione di Nicola Crocetti)
Se non puoi farla come vuoi, la vita,
sforzati almeno piu' che puoi
di non prostituirla
nei contatti eccessivi con la gente,
con i gesti eccessivi e le parole.
Non la prostituire col portarla
troppo sovente in giro, con l'esporla
ai commerci e alle pratiche
della dissennatezza quotidiana,
finche' diventi estranea ed importuna.
*
* Per quanto sta in te (traduzione di Margherita Dalmati e Nelo Risi)
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
*
* Quanto piu' puoi (traduzione di Filippo Maria Pontani)
Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto piu' puoi: non la svilire troppo
nell'assiduo contatto della gente,
nell'assiduo gestire e nelle ciance.
Non la svilire a furia di recarla
cosi' sovente in giro, e con l'esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.
stavo facendo un esperimento stupido: stavo per dare un esempio di quanto può essere asimmetrica una conversazione on-line
Per fortuna il sistema non ha 'preso' l'estratto. Lo ha proprio rifiutato !
Forse il mio blog è dotato di un gusto, di una sensibilità, e non ha retto a tanto squallore.
Ma temo che lo rifarò ...
Una proposta, un 'proposito' per l'anno nuovo:
Riporto qui una mail che sto facendo circolare (ah, dimenticavo: non 'io' ... una mail che colui che corrisponde al personnage qui dit je QUI, in questo blog, sta facendo circolare nella sua mailing list):
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Ciao cari mi unisco agli auguri auguri auguri di L.M.
E poi:
Siccome vorrei farmi regalare un video proiettore, pensavo per anno nuovo di fare un cineforum
fissando un giorno, che so, lunedi, o venerdi, o domenica. Con magari cena prima, da me.
A tema, cambiando il tema ogni mese.
E discutendo su cosa vedere... che ve ne pare ? il 'dibattito' potrebbe venire da sé, tout naturellement, ma non come una roba fra cinefili. Mi piacerebbe prendere di volta in volta il film a pretesto per parlare 'd'altro': di abbandono, multiculturalismo, sesso, identità nomadi, soggetto e mondo, follia, nevrosi, prestigio, invidia, progressismo, capri espiatori, liberazione sessuale, coppia, famiglia, lutto, funzione della letteratura, ecc. Insomma: temi fra il filosofico-esistenziale e il politico-soc. Che ve ne pare ? funzionerebbe come un gruppo di lettura, con regole non troppo rigide, mais quand me^me con delle regole...
fatemi sapere
Non voglio imporre le mie idiosincrasie, ma vi dico le mie 'voglie':
Shortbus
Little Miss Sunshine
molto Chabrol
Fellini, quello meno conosciuto
Pasolini
Kieslovky, o come cacchio si scrive,
film sulla Shoah, e ancora:
Le gou^t des autres
Un air de famille
i film di P. Leconte
Tootsie
La Diva Julia
film sul doppio
film perturbanti
Requiem (l'anti Emily Rose)
i film di Balaguerò
The innocents
La pianista
l' Amore molesto
e altri di Martone
The Truman show
qualche buon W. Allen
molto Almodovar
film tratti da T Williams
Eva contro Eva
ecc ecc ecc ecc
baci a tutti
Vorrei imitare, 'imitare', meglio fra virgolette, una sezione di un blog che ho trovato per caso e che mi piace molto: Leggendo Proust: di.... non mi ricordo il suo nom de plume... adesso vado a ripescarlo... Quasi mi dispiace che ci abbia pensato prima lui... ma mi piace, e non sono 'invidioso': Bandire l'invidia: non è neppure un 'proposito pio' per l'anno nuovo: è qualcosa che sto già mettendo in pratica da tempo. L'invidia è una sofferenza di lusso: un problema di lusso, se vogliamo parlare in termini meno viscerali... Io ne ho avuti altri, altri mostri con cui ho dovuto combattere: l'invidia, le dinamiche rivalitarie che fanno patire l'ego ecc ecc sono cose che lascio ai vari M. Hyde nelle cui GRINFIE sono caduto durante quest'annus horribilis che per fortuna volge al termine. Ed ogni riferimento al mio nemico, al Grande Manipolatore è del tutto casuale ...
Frammento di diario insensato.
Ceci n’est pas un journal / Ceci est un journal.
Sono Delia – Amalia, il personaggio di Martone : AMORE MOLESTO. Non ricordo l’anno. Sono Anna Bonaiuto, sono Angela Luce; sono in treno e osservo quelli che mi circondano. Sono Virginia Woolf: perdonami, Giuseppe, lettore di te stesso, si j’ose me comparer à elle.
Vorrei navigare, e scrivere tutto quel che sto vomitando così delicatamente adesso nello ‘stato’ non on-line, direttamente nel mio blog. Chissà se riuscirò a captare qualche connessione senza fili. Un flebile segnale, una rete fantasma, un luogo della mente collettiva, un ubi consistam. Reprimo le lacrime, lacrime forti, prepotenti, perché davvero non saprei come ‘spiegarle’ ai due aggraziatissimi ragazzi spagnoli che mi stanno di fronte. Sono una coppia. Il mio gaydar non funziona più tanto bene, ma oggi forse ha ripreso a funzionare come un tempo. Sono belli da osservare, non riesco a dir meglio: una cuffia, o per meglio dire (descrivo quello che vedo, quasi non sapessi trattarsi di una cuffia audio, e del resto chissà adesso come li chiamano quegli aggeggi gli addicted della tecnologia. Non certo più cuffie, ma poco mi importa…. Insomma, una cuffia dicevo: no, un filo che si biforca all’altezza della metà dell’avambraccio sinistro dell’uno e dell’avambraccio destro dell’altro. E che sale verso le orecchie corrispondenti. Uniti da questa ipsilon, leggono, tranquilli. Stanno insieme da tempo, si vede. Se solo potessero immaginare che sto ‘parlando’ di loro… sono la Charlotte Rampling di Swimming Pool, sono commosso. Sono quasi felice. Uno dei due è molto sensuale, l’altro non tanto, ma ha un viso dai bei lineamenti, simpatico. Vorrei invitarli a cena e vederli sorridere. Vorrei i loro sorrisi tutti per me solo per qualche minuto, intermittentemente. La poca batteria (livello batteria basso) del mio portatile mette un punto dove non volevo, e cioè qui.
Un tizio parla ad alta voce al cellulare. E’ un avvocato, il solito cafone da eurostar. Sono in prima. Ogni tanto la prendo, molto molto di rado. Questa volta non avevo scelta. C’erano pochi posti.
Il tizio che parla ad alta voce somiglia a Carlo Verdone e parla come uno dei suoi personaggi. Anche Verdone è una spugna. La lama di Miss Dalloway in versione ‘bassa’. Ma merita tutto il mio rispetto. Perché dovrei disprezzare un ‘autore’ come Carlo Verdone ?
Sono molto stanco, perdo il filo in continuazione e dio-solo-sa se tento di ‘tenerlo’ saldamente in mano …
Ecco: alimentazione riavviata, o come cavolo si dice, e ispirazione andata in fumo… anch’io adesso ho delle cuffie, ma servono a poco. Il volume del dvd che ho inserito nella speranza di isolarmi un po’ non è abbastanza alto. Il fim va, ha ripreso dall’ultima scena, quella lasciata in sospeso ieri notte. Due volte lei, Lemming. Il personaggio interpretato da Charlotte Rampling si è appena tolto la vita con una pistolettata alla tempia. Io sono Charlotte Rampling, e vorrei saper ‘fare il morto’ bene come lei. I suoi occhi vuoti, meravigliosi, valgono più di trenta pagine di Bataille. Per dir meglio: una sola inquadratura sul suo sguardo senza oggetto vale più di trenta pagine del Bataille più atroce. Cerco di riacchiappare l’ispirazione, le désir par la queue…
… è trascorso un po’ di tempo … la commozione è scomparsa, tornano al centro del mio cuore dei problemi di lusso.
decostruzione del discorso amoroso; a partire da una presunzione di perfezione: idealizzazione di un amante: Julien; di una relazione: la mia relazione con Julien. Contro l’evidenza della sua natura effimera. Se Julien ha buttato a mare questa cosa meravigliosa, vuol dire che … non riesco a SPREMERE un senso da questo sillogismo lasciato a metà …
E pensare che, aprendo questo blog, non ho mai voluto né inteso di ‘tenere un diario’. E adesso mi ritrovo a scimmiottare André Gide, Sibilla Aleramo, Anai:s Nin, o Angela da Foligno. Uno stato alterato mi servirebbe, e non mi ci trovo certo in questo momento. Ho sprecato un momento d’oro…
Un altro frammento di Canzoniere. Riprendo questa abitudine per puro sfogo. Ma il senso della parola 'sfogo' andrebbe meglio precisato. Se solo riuscissi a trovare un angolo silenzioso...
Arianna allo stremo delle forze
Un lago d’indifferenza circonda il petto
E serra ciecamente il cuore di Giuseppe.
Una stanchezza indicibile lo spossa:
“Dottoressa, credo di non essere
… Tagliato per vivere …”
– Sussurra altrove,
Negli intervalli vivaci
Concessi al suo petto
dall’anestesia.
“Dove lo pungi sanguina”,
Diceva suo padre,
Ed aveva ragione da vendere.
Da un motto all’altro,
Con agilità …
“Lasciatemi morire,
Per i motivi che ho detto …”.
Perché, hypocrite lecteur,
L’enunciato Ti turba ?
E’ immorale invocare
“Per così poco”
L’eutanasia
del muscolo-cuore?
Siccome non riesco a fare il 'verbale' per l'Avvocato,
ecco il testo di una lettera mandata a "Diario della settimana"
Memoria: Su di un'aggressione omofoba subita due giorni fa.
Destinata a un amico avvocato.
Rientravon a casa verso le 18.30, col mio compagno. Passo accanto a una cabina telefonica, accanto alla porta di un ristorante molto frequentato del mio quartiere. Nella cabina ci sono, stipati, due o tre tipi. Fuori altri due. Una ragazza. Chiedo permesso. La ragazza si scosta gentilmente per farmi passare (ero ingombrante, con le mie borse). Fioccano immediatamente, dall'interno della cabina vari insulti pesanti. Pare che al mio compagno siano giunti prima che a me. Non mi ricordo se il mio compagno camminava davanti a me. Tutto un po' confuso. No, non tutto. Molti dettagli però mi sfuggono.
(fine prima puntata: sono troppo stanco e provato per andare avanti)
un journal di ricerca epistemo-sentimentale