Ecco: non ho altra scelta per canalizzare la furia. Ti scrivo una lettera in una nicchia che non potrai raggiungere.
Caro Julien,
io non capisco. Capisco e non capisco quello che ci è successo. Sono pieno di rancore e di giusto sdegno. Penso che tu sia stato violento. E ti spiego in cosa consiste la violenza che sento di aver subito: mi hai imposto e mi imponi una spiegazione e una visione della nostra crisi che non lascia spazio al dialogo alla confutazione alla critica dialogica : non mi dai la possibilità di esercitarla. E per questo che non possiamo più parlare. Non è solo per evitare l'impasse e il circolo vizioso. Non è solo per proteggere me. Io sono debole e quasi inerme, e non potrei affrontare un conflitto, un confronto duro con te in questo momento. Un confronto nel corso del quale ti direi tutte le ragioni della mia rabbia, della mia delusione, del mio sdegno. Per questo ti scrivo una lettera che non puoi leggere. Che cosa stupida che mi costringi a fare. Non sei tu che mi costrngi. Sono le circostanze, forse. Ma forse è la stessa cosa, in definitiva.
Parto dalle ultime tue frasi lette. Quelle che mi hanno ferito di più: "sono felice, molto felice, penso che ti farà male di saperlo, ma forse ti può far bene, quindi te lo dico, che sono felice". Forse volevi dire che secondo te devo già essere in grado di superare il senso di abbandono e la gelosia ed arrivare (così presto?) ad una condizione disumana di felicità per la tua felicità. Ma la tua felicità di questo momento mi esclude. Come puoi essere così ingenuo ? Così accecato dal tuo entusiasmo per quello che staivivendo senza di me e contro di me ? Sei superbo, pecchi di superbia: questa è una violenza. Forse il senso delle tue parole (che parafrasavo perché non ho il coraggio di riaprire il tuo mail per ritrovare la 'citazione' esatta) è un altro: forse vuoi dire: "Devo dirti la verità anche se ti fa star male, perché è giusto guardare in faccia alla verità, alla realtà di quello che accade: sono felice, molto felice con Lui". Questo è già più accettabile. Vuol dire che non devo nutrire false speranze.
Io mi sono fatto un'idea molto precisa di quello che ti è successo. Non ho il coraggio di esporla perché ti farebbe male, o forse perché la tua reazione farebbe male a me. O forse solo perché in questo momento non saresti ricettivo. Non riesco a continuare ...
un journal di ricerca epistemo-sentimentale