Alla mia analista
Alla mia analista, la D.ssa G. (stessa iniziale del mio nome e dei miei due cognomi, me ne accorgo solo ora), avrei tante tantissime innumerevoli cose da dire. Per ‘contenere’ il vulcan, le volcan que je suis, ho cominciato a presentarmi da lei con dei fogliettini.
Su questi fogliettini da Sibilla non sibillina schizzo degli schemini semplici, con delle freccette che collegano le parole chiave: i problemi da sviscerare sono tre: il mio setting (per meglio dire il settino della ‘nostra’ analisi);
il mio rapporto con l’Altro, che è Julien: il pensiero di lui si fa vivo e dolorante non appena le mie difese si abbassano. Julien è diventato un sintomo.
Nei giorni in cui il mio umore buono … non è che non mi capiti di pensare a lui, ma è solo nei giorni in cui ‘je vais mal’ (citazione da Proust, Lettere alla madre) che mi rendo conto che mi manca ancora e che nei giorni precedenti ho ‘pensato’ poco a lui. Ieri la mia ‘eteropatia’ si è espressa in altra forma, in modo prevedibile-imprevedibile: con Michele, il ragazzo con cui sono stato per quasi dieci anni: tutta la mia giovinezza… non credo di aver proiettato su di lui una fragilità che è venuta fuori nel periodo post-traumatico post-Julien; penso che siano emersi dei ‘guai’ che mi riportano indietro alla fase più critica della mia relazione con lui (lui Michele): diciamo una situazione particolarmente ricca di implicazioni profonde e dolorose per me (dolorose in modo ‘speciale’); una situazione, una configurazione di ‘lite’ o discussione o conflitto comunicativo emotivo ecc. che ha dei punti di contatto con la non lunghissima, penosa, estenuante fase della mia separazione da Julien, punteggiata da liti discussioni esplosioni di conflitti impensabili, aggiustamenti, rappattumamenti superficiali, riconciliazioni apparentemente profonde, rinfacci, ricatti, compromessi ecc. (terrore della ripetizione).
La necessità di raccontare i sogni e di analizzarli.
Lo schema è il seguente, e per non dimenticarmene penso a una doppia vignetta che ho trovato in un libretto umoristico (cercherò prossimamente di metterla on-line): vis à vis o lettino ? Lei vorrebbe farmi passare sul lettino. Io faccio resistenza perché sento che il “face à face” me convient.
Nel vis à vis posso “parlare di Julien”, o di Michele, degli altri, del mio rapporto con gli altri, del mio rapporto con l’Altro (?). Sul lettino ho come la sensazione di non poterlo fare liberamente. Lei (la G.) confuterà sicuramente questa razionalizzazione della mia resistenza. Contro-confutazione: se io sono un eteropatico, devo essere messo nella condizione di poter parlare degli ‘Altri’ per addomesticarli. E secondo me la posizione migliore per fare questo è la poltrona. Je me trompe peute^tre … ça se discute …
I sogni: effettivamente quei sogni sarebbero da analizzare sul lettino, perché i due frammenti onirici che vorrei commentare con lei ineriscono essenzialmente a: la Morte; la Madre; quindi parlano di me molto più che del mio rapporto à autrui, delle mie relazioni, della mia Relazione con l’Altro…
Poco, pochissimo tempo per portare avanti il blog …
un journal di ricerca epistemo-sentimentale