Sono stanchissimo. L'euforia di questi ultimi giorni mi consuma...
e qui (lo so) prendo un tono diaristico insopportabile... avrei tante cose da raccontare... tante foglie della Sibilla da travasare... procedo disordinatamente. Da domani riprendo un ORDINE. Un andamento rigoroso...
Di nuovo mi sono messo a pensare a Lui. Mi manca molto. Stasera non riesco ad andare molto oltre la platitude e la banalità della nostalgia. Triste che questa metamorfosi si sia operata: dalla disperazione eteropatica alla malinconia... Penso alla versione che Sarah Vaughan ha cantato di Poor Butterfly e mi identifico .... E non posso fare a meno di appiccicarla qui sotto...
Poor Butterfly.... 'neath the blossoms waiting...
Poor Butterfly.... for she loved him so...
The moments passed into hours...
The hours passed into years..
And as she smiles through her tears..
She murmers low...
The moon and I..
know that he'll be faithful...
I know he'll come ... to me by and by..
But if he don't come back...
Then I'll never sigh or cry...
I just must die..
Poor butterfly...
Cosa c'è qui sopra: l'attesa (Barthes, figura dell'attesa); la dimensione temporale omogeneizzata dalla speranza-tortura. Il connubio fra il sorriso (sorrido a me stesso cercando di prendermi cura di me e della mia sofferenza, che non va estroiettata ma integrata: devo farle posto nel mio cuore per evitare che avveleni tutto il resto del corpo ed il cervello soprattutto) ... dicevo: fra il sorriso e le lacrime (eloge des larmes). Tema della fedeltà. Ma la sofferenza è splendidamente ridotta a un mormorio... But: rovesciamento classico: se non tornerà da me non mi resta che morire. Pensamento di morte, fantasia macabra, autodistruzione: per non voler uccidere l'altro in sé, si sogna di uccidere se stessi. Ma la mia tecnica è diversa: come dice la mia psy: "Questo figliolo vuole SENTIRE, e pur di sentire farebbe di tutto: anche PATIRE; preferisce patire se questo gli consente di sentire, di sentirsi, di sentirsi vivere. Si riempie del pieno che la sofferenza "à l'Autre", che "le mal à l'Autre" (Barthes, ma sotto sotto c'è Lacan, il diable-Lacan, cattivo maestro ?) può garantirgli... (Dott.ssa S. Bitossi). Potrei andare avanti a lungo sul filo di queste associazioni, ma mi fermo qui, esaurito ...
Fra meno di mezz'ora finisco 33 anni. E' il mio calvario. Aspetto che arrivi la mezzanotte per vedere se il ragazzo che mi ha lasciato (JL) si ricorderà davvero di mandarmi il messaggio di auguri che mi ha promesso. Investimento simbolico su di un gesto minuscolo. Svelo l'arcano: sto facendo un esperimento simile a quello realizzato da un'artista lesbica di cui non ricordo il nome: sto registrando le fasi del lutto, i postumi di una separazione particolarmente dolorosa e ricca di senso ("Fa senso quello che dico ?", Julien, sono le tue parole: me le ripeto nella mente, mi fanno uno strano effetto; ti restituiscono vivo alla mia memoria). Con la differenza che questa tipa si era fatta fotografare giorno dopo giorno, per documentare il mutamento del suo aspetto fisico, dallo stato catatonico dell'abbandono ai vari stati che accompagnavano la ripresa.
Nel mio caso si tratta di questo: per una volta vorrei che non fosse un patire inutile. Parlo come se fossi interamente nella 'ripetizione': non credo di essere prigioniero della ripetizione, no (omaggio a Fabrice B., deleuziano dal gran cuore, che per primo ha richiamato la mia attenzione su questo punto). Ma come 'sovvertire' la situazione di fatto ? Forse lo faccio anche perché lui possa avere dell'ammirazione per me: trasformare il marcio del lutto non ancora elaborato in un 'oggetto'. Julien, dimmi che apprezzi, che quello che faccio ti incuriosisce.
E tuttavia vorrei limitare al minimo le allocuzioni dirette al desinatario occulto di queste parole, per il semplice fatto che, in definitiva, non è lui il destinatario. Voglio fra l'altro essere più narrativo, ma la vena mi manca stasera; ecco il vantaggio di questo spazio: posso chiudere qui, senza obblighi.
un journal di ricerca epistemo-sentimentale