IPSE DIXIT:
MIO PADRE:
"Giuseppe è uno che dove lo pungi sanguina".
COMMENTO:
Forse questa battuta del babbo si commenta da sola. In ogni caso rimando ad altro momento la chiosa. Mi importa molto.
Adesso proprio non me la sento. Sono paralizzato dalla paura che una crisi di panico possa impossessarsi di me da un momento all'altro. Anche il linguaggio è défaillant, infatti ... E così dicendo così facendo lascio che il mio vissuto più doloroso (Ecriture du Présent, stricto sensu: Roland mi regalerebbe un sorriso di condiscendenza, se fosse vivo ... ma vive dentro di me, in qualche modo) ... lascio che il mio vissuto più doloroso 'stinga' sulla pagina, su questa pagina, che invece doveva essere asettica, in quanto registrazione di un dictum memorabile ... :((
Prima impasse. Vivere un paradosso: aver capito che la relazione e' finita, accettare l'idea e al tempo stesso avvertire l'incongruenza; quello che fa senso, quello che non fa senso. Neppure oggi riesco ad essere espressivo. Ma non demordo. Non dovrei autorizzarmi a soffrire per questo, e non ne posso piu' di sentirmi dire che la vita delle emozioni funziona cosi'. La mia sfida sta interamente qui.
Ho detto in primissima battuta che voglio sperimentare la scrittura al presente e del presente, scartando il piu' possibile la retrospezione. Piccola correzione: vorrei avere il tempo la lucidita' il coraggio di travasare qui dentro tutti gli appunti che ho disseminato nei giorni scorsi su tutte le superfici scrivibili che mi sono capitate a tiro. Il mio grande modello, anche negativo, e' il R. Barthes dei Fragments d'un discours amoureux.
Premessa importante. Una delle tante possibili per far decollare questo esperimento di scrittura: ho anche detestato Barthes, dopo averlo amato, e tutt'ora lo amo e lo odio; dico meglio: gliene voglio per un solo epigrafico insopportabile enunciato: la frase che chiude (credo che sia proprio l'ultima) un testo che pero' e' postumo (e che forse lui non avrebbe pubblicato in quella forma): Incidents, Incidenti, pubblicato in Italia da Einaudi, in una bella collanina di saggistica dalla copertina rosso scuro. La certezza che, vittimisticamente, enuncia in quella pagina che non voglio riaprire: "non mi sara' forse mai piu' dato l'amore di un ragazzo". Cito a memoria, non ho il testo sottomano. Ma citare a memoria questa frase che tanto mi ha colpito ha un senso: qui non mi interessa la precisione della citazione, della lettera del testo di questo autore che pure per me e' cosi' importante. Questo non e' un articolo su di lui. Quello che mi importa qui e' di dare espressione a un mio spettro, ad uno spauracchio che si agita in zone oscure della mia coscienza, e per far questo uso Barthes come repoussoir autorevole. Questo enunciato mi fa orrore, lo sento del tutto estraneo, alieno. Me ne sento lontanissimo. Ma devo fare i conti con questo fantasma. Chiedermi perche' queste parole, e la condizione, lo stato d'animo che riflettono mi fanno orrore a tal punto. Tema: la solitudine, nella maturita'. Ma c'e' qualcosa che non mi torna. Perche' la condizione di perdita e di abbandono che sto vivendo (Julien con un altro: Julien che rinuncia a me per non dover rinunciare all'altro) rimanda a questa (falsa?) premessa ? Non dovrebbe importarmi minimamente di restare da solo, giacche' l'unica cosa che mi sembra rilevante in questo momento e' che non sto piu' con lui.
Detto fatto. Un amico mi ha indicato via sms la possibilità di aprire un blog (oggetto misterioso, ancora, per me) qui. Mi sono deciso a farlo. Sarà qualcosa di molto preciso; ma non voglio dare preliminarmente cartigli che condizionino la scrittura, la lettura, la rilettura. C'è un progetto, dietro questo che è, né più e né meno, un gesto disperato. Un progetto di scrittura in fieri che forse non avro' mai il coraggio di portare a compimento. Un gesto disperato, mi è scappato detto; e non torno indietro: un gesto di salvezza, voglio aggiungere: dalla disperazione alla salvezza. E' abbastanza ambizioso, ma non si tratta, almeno per il momento, di mirare ad una qualche forma di sciocca vittoria... si tratta di scrivere...
Noto subito, en passant, che, pur non essendo nuovo alla pratica della scrittura diaristica, questa mi sembra, in questo preciso istante, un'esperienza radicalmente nuova... sono solo all'inizio... écriture à me^me la vie, esperimento di scrittura a diretto contatto col presente, e questa non è una novità, per chi scrive un diario; ma l'elemento di novità su cui vorrei lavorare è indicato dalla citazione che ho appena fatto scivolare nella riga precedente: Roland Barthes, La preparation du roman, I et II, Paris, Seuil-Imec: scrivere con un'idea romanzesca in testa (autofiction), a partire dal presente: scrivere a partire dalla matière che il presente offre, senza anamnèse.
un journal di ricerca epistemo-sentimentale