I miei sogni ricorrenti hanno sempre un'ambientazione festiva. Ma sono sempre delle "cacce tragiche". Io sono sempre il Penteo della situazione, di solito lacerato dal terrore, dal panico, dal'indifferenza che avverto intorno a me, dall'orrore di non essere creduto accudito ascoltato (dai festaioli che mi circondano). Oppure da tensioni che si scatenano intorno a me e che hanno me per centro (centro del conflitto, gestore di conflitti violenti, sempre verbali e crudelmente inesorabilmente dialettici).
GGG al centro, sì, ma nell'occhio del ciclone. Cerco la mediazione, cerco di affrontare il conflitto, ma la conclusione è sempre una specie di sconfitta. Un'uscita di scena in lacrime. E spesso sono, anzi, sempre, il capro espiatorio. Sogno degli stati d'animo: la disperazione, la rabbia di aver subito un'ingiustizia o un'aggressione assolutamente sproporzionata. L'angoscia di non essere riuscito a farmi capire, di non aver portato il conflitto a un buon esito. L'angoscia 'à l'oeuvre' dell'abbandono.... un'onda ANOMALA nous separe à jamais. Questo verso che era dedicato a J. E che si trova in quei brandelli di canzoniere che giacciono nelle pagine precedenti.... ecco, questo verso lo restituisco al suo vero dedicatario: M. (ti ricordi di quel sogno, M., di quando nella mia mente addormentata si è levata un'onda mostruosa che ci ha separato? Quella volta io ho sognato la Perdita nella sua manifestazione più dolorosa: ti ho visto allontanarti da me, portato via da un flutto eguale e contrario: separati per sempre. Come in un romanzo greco, ma senza retrouvailles, senza lieto fine).
Questo post è per te, M., anche se so che non ti farà piacere (ma giuro che non ti chiamerò più "il mio ex", o peggio "il mio ex ex": sciocca comodità linguistica...
un journal di ricerca epistemo-sentimentale